Saintes Maries de la Mer – Camargue

Il 25 di maggio si festeggia Santa Sara. E’ una ricorrenza che si festeggia con entusiasmo in diversi siti europei. E’ la protettrice dei gitani. In particolare in Camargue.

Ho saputo di questa festa per caso. Di frequente vado in Provenza e quell’anno spostandomi verso i confini più occidentali di questa regione stupenda, dopo aver attraversato una riserva naturale straordinaria, ricca di fauna, dove fenicotteri e possenti cavalli dalle lunghe criniere bianche abbondano sui francesi, sono arrivato al piccolo centro di Saint Maries de la Mer. Un centro abitato poco più di un villaggio che si affaccia sul mediterraneo.

Il piccolo porticciolo per i pescatori locali e turisti, la passeggiata sul lungo mare, la piccola arena per le corride, le strade strette e strette strette, fitte di negozi e posti dove mangiare, un dedalo che inconsapevolmente ti porta ad una piazza ampia dove al centro c’è una chiesa. L’ha resa ai miei occhi bellissima e diversa, originale rispetto ai tipici villaggi incantevoli della Provenza.

È costruita in tufo e da fuori appare semplice, chiara, sembra sia passata immune dagli appesantimenti dello stile barocco. La semplicità permane anche all’interno. Pietra nuda, poco illuminata. Alle pareti oltre le tradizionali stazioni del calvario, predominano piccoli quadri, oggetti e cuori di metallo realizzati e donati dai fedeli per le numerose grazie ricevute negli anni da Saint Sarah.

La venerazione a Sarah in un paese dedicato alle Marie che arrivano dal mare però merita un approfondimento. Saint Sarah è raffigurata come una donna minuta di colore. Non sappiamo se effettivamente lo fosse ma di sicuro era una Rom. La sua elevazione a santa è dovuta al fatto che questa donna avesse avuto la visione dalla piccola spiaggia di Saint Marie de la Mer, dell’arrivo dal mare di Marie Jacobi e Marie Salomé. Motivo che ha spinto la popolazione a realizzare la chiesa Notre Dame de la Barque. Ma negli anni i nomi sono stati diversi. Internamente una cappella è dedicata a Saint Sarah.

Forse un manifesto, non ricordo come esattamente vengo a sapere di questa importante ricorrenza e dei tre giorni di festeggiamenti. Ed è così che un mese dopo circa mi ritroverò in quello stesso villaggio dopo aver parcheggiato in un campo adibito allo scopo, fuori da un centro abitato che riconosco nelle mura e nei monumenti ma con tantissime persone, turisti locali ed esteri, ma sopratutto tanti, tantissimi gitani in costume e abbigliamento tipico. Un poco intimidito, ero pronto ad affrontare il mio primo consapevole Reportage.

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